POSTE ITALIANE: L’INNOVAZIONE VISTA DA UNA GRANDE IMPRESA

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Qual è l’atteggiamento delle grandi imprese nei confronti di open innovation e venture capital? Come possono ottenere dei vantaggi dalla rivoluzione digitale senza esserne sopraffatte? Quanto sono disposte a investire in tecnologia entrando nei fondi di venture capital o attraverso fusioni e acquisizioni?

Poste Italiane è un’azienda che fattura quasi 26 miliardi di euro su tre aree di business: gestione e consegna di corrispondenza, banking e gestione risparmi. Grazie ai suoi 13mila uffici postali, gli oltre 7mila sportelli Postamat, i più di 142mila dipendenti e i circa 33mila portalettere – è un colossale “servizio di prossimità” che da sempre ispira fiducia. Lo ha ricordato il CEO di Poste Italiane Francesco Caio nel suo keynote speaking a Tech Insights 2016, evento organizzato per il terzo anno da United Ventures SGR (venture capital specializzato in investimenti in società innovative nei settori del software e delle tecnologie digitali).

«Poste Italiane ha un ruolo preciso nel grande gioco dell’innovazione, come motore di inclusione della società italiana nella rivoluzione digitale», ha spiegato Caio a Tech Insights. Può costruire una grande infrastruttura – analogica e digitale allo stesso tempo – creando il giusto mix di innovazione, ma soprattutto può fare tutto questo partendo dall’utilizzatore finale: il cliente. «Investiamo in piattaforme innovative, ibridando presenza fisica e canali digitali – ha spiegato Caio – con l’obiettivo finale di rafforzare le relazioni umane nel nome della semplicità e dell’empatia».

Poste investe in innovazione circa 300 milioni di euro l’anno, guardando con interesse alla blockchain e al settore finanziario. «Una piccola quota, che però via via crescerà, è destinata anche ai venture capital – sottolinea il ceo di Poste Italiane – perché così possiamo capire quali sono i prodotti e i servizi che ci servono per innovare».

L’investimento in innovazione serve a migliorare la relazione che l’azienda ha con le persone e non per desertificarla, ha ripetuto Caio. «Per questo abbiamo bisogno dei fondi di venture capital, perché ci aiutino a scoprire le aziende che sanno produrre per noi questo tipo di supporto».

In Italia c’è quindi spazio per far crescere le idee? «C’è terreno fertile, ci sono buone interazioni e connessioni, ma pochi investitori – ha concluso il CEO di Poste Italiane – . Ci sono opportunità mancate ma è un Paese straordinariamente pronto ad includere l’innovazione».

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